La mamma e gli anni '80: quando il passato determina le scelte future (nel lavoro).

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Oggi vorrei parlare di chi ero un tempo. Facendo un balzo indietro di 30 anni, vorrei ripercorrere gli albori della mia attività, quando sono stati piantati i semi di quello che faccio oggi, dei RISULTATI, di oggi.

Lo vorrei fare in un modo un po' "anticonvenzionale", con un'intervista "da Paolo a Paolo": io domando, io rispondo. Sono stato sorpreso da alcune risposte, certe cose me le ero dimenticate. Riportarle alla memoria mi ha fatto vedere quanto di ciò che siamo oggi, sia davvero determinato dal nostro passato e da chi ci ha dato l'esempio, ai tempi, quando abbiamo cominciato a muovere i primi passi nel lavoro.

P. Che tipo di ragazzo eri, quando hai iniziato a lavorare?

P - Ho iniziato a lavorare giovanissimo, a 18 anni, perché mia madre (che ha dato il via all'attività) aveva bisogno. Le Banche chiedevano tanto lavoro, da lì mi sono appassionato e ho cominciato a prendere in mano l'attività, che non ho più lasciato. Ero ancora incerto sul futuro, ma sapevo bene che serviva il mio aiuto, per quello che potevo. E a 25 anni, quando è venuta a mancare mia mamma, gestivo già lo studio per conto mio.

 

P. Cosa ti ha appassionato di questa attività?

P - Ai tempi, mi piaceva avere contatto con tante persone e riuscire a sfondare in questa attività. Eravamo all'interno di un network (Consit Italia), dove in quegli anni ero riuscito (non so come) a entrare nel Consiglio d'Amministrazione. Avevo 35 anni e le persone al mio fianco avevano l'età dei miei genitori, avevo responsabilità nel network e questo mi ha spinto a portare avanti la mia attività.

Pensavo "Se sono il più giovane fra i miei colleghi, il futuro potrebbe essere mio, diamoci da fare".

 

P. Cos'hai ereditato dalla mamma? Non era facile per una donna, ai tempi, gestire questo tipo di attività, in un mondo di uomini, tra l'altro!

P - No, per niente! Lei poi era ancora "vecchio stampo", quando sono entrati in gioco concorrenti informatizzati; per questo il mio ingresso di "giovanissimo" qual ero, l'ha aiutata molto a capire questo mondo dei computer e a stare al passo coi tempi.

La base del lavoro, le competenze sulla gestione di pratiche ipotecarie e catastali mi sono state insegnate totalmente da lei. Io ho aggiunto il mondo informatico, ho iniziato a gestire le pratiche in modo diverso; ho introdotto i computer in ufficio, quando lei usava ancora una vecchia (e ancora conservata!) macchina da scrivere.

Siamo diventati da semplici terzisti a studio vero e proprio, con 3, 4, 5 dipendenti.

studio ossuzio macchina da scrivere

 

P. Che tipo di donna era?

P - Una gran lavoratrice. Lei da mattina a sera fino a mezzanotte era ancora lì a scrivere, anche in casa. Dev'essere un tratto che mi ha trasmesso, perché io oggi alle 6.30 del mattino sono già in ufficio! Non che faccia tutto da solo, perché cerco di delegare molto, responsabilizzo i miei dipendenti. Ma non si può dire che la voglia mi manchi!

Mia mamma pensava sempre al lavoro, non andava mai in giro perché era soffocata dalle visure da fare.. non c'era la banca dati che usiamo oggi, scriveva e aggiornava le pratiche con la macchina da scrivere, non c'erano stampanti per scaricare e stampare le visure con un click.

 

P. Lei è la prima che ha messo in piedi l'attività, o l'ha ereditata a sua volta?

P - L'attività è nata con lei. Aveva diversi anni di esperienza presso un notaio e ha poi deciso di aprire la sua partita iva per fare le visure; man mano è cresciuta e ha preso come cliente la vecchia Cariplo e da lì siamo entrati nel mondo delle Banche.

 

P. La prima cosa che hai pensato quando ti ha chiesto di darle una mano col lavoro?

P - Che non era il mio lavoro! Io ho fatto il perito industriale nel settore meccanico. Mi piacevano i motori, correvo con le macchine da rally (tutt'oggi faccio motocross e ho passato questa mia passione ai miei figli), volevo tentare di seguire quella strada. Quando poi è arrivata la necessità di aiutare mia madre, quest'attività mi ha appassionato, ho iniziato a considerarla come una sfida, che volevo vincere a tutti i costi.

 

P. Quindi ti ha appassionato il fatto di vedere che riuscivi a conquistare la fiducia dei tuoi potenziali clienti?

P - Riuscivo nel lavoro, a conquistare la clientela, perché ai tempi bisognava andare porta a porta a bussare e presentarti. Facevo giornate, dalla mattina alla sera, a fare giri e incontrare i potenziali clienti.

 

P. Quindi diciamo che ti ha galvanizzato il fatto di riuscire in un lavoro per il quale non avevi studiato?

P - Ma sì, possiamo dire che sia così. Il mondo bancario negli anni è cambiato, non c'è più un rapporto diretto, oggi si ha a che fare con i network; il bello è essere riusciti a dare continuità al rapporto e ad entrare comunque in questi network come fornitori "ufficiali".

 

P. Come hai fatto?

P - Beh, già mia mamma era riuscita nell'impresa; nell'88 cominciavano a nascere questi network, perché le Banche non volevano più avere a che fare col fornitore periferico, ma volevano grosse strutture che li potesse seguire per tutto, in tutta Italia.

Mia mamma ce l'ha fatta perché, ai tempi, il network faceva studio su ogni singola città per vedere chi era il fornitore di servizi più interessante; su Varese, l'unica era mia mamma. In questo caso, si può proprio parlare dell'importanza di essere primi!

 

P. Oggi, se dovessi guardare la tua evoluzione in questi anni, a livello di motivazione: cosa ti spinge a portare avanti il tuo lavoro?

P- La sfida, ancora oggi. Soprattutto oggi: in questo momento di cambiamento, in cui c'è stata la nascita di nuovi prodotti ed esigenze e le visure vengono fatte quasi automaticamente dal network, lo studio Ossuzio avrebbe potuto chiudere; invece la mia voglia, i miei figli ai quali voglio garantire un futuro, i dipendenti che credono in me, mi hanno spinto a creare ulteriori prodotti, quindi la sfida è stata quella di non fossilizzarsi su ciò che ha funzionato in passato, ma analizzare a interpretare le richieste del presente.. possibilmente prevedendo quelle future!

Se avessimo avuto solo il monoprodotto, saremmo già morti. Invece è un orgoglio lavorare ancora bene, visto che la maggior parte degli studi italiani ha chiuso. In questi ultimi due anni, hanno chiuso quasi tutti.

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