La successione ereditaria

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La successione ereditaria, oltre ad essere una delle branche più complicate dell’Ordinamento, è anche uno di quegli aspetti del diritto che, nell’immaginario comune, costituiscono fonte inesauribile di liti e questioni, a volte, al limite del paradossale.

L’esperienza insegna, però, che moltissime delle questioni che ai non addetti ai lavori possono sembrare impensabili, sono semplicemente frutto di pregiudizi o mancanza di comunicazione.

In parole povere: molto spesso a) il de cuius non comunica con i propri eredi o b) gli eredi sono convinti che lo stato delle cose sia in un certo modo e, invece, non è così.


Per quanto riguarda il caso a)

i motivi possono essere i più vari: per esempio, il decesso era inaspettato e non c’è stato il tempo materiale di comunicare eventuali novità. Oppure, fra deceduto ed eredi era in corso una lite e non ci si parlava da diversi anni (niente di più comune). O, ancora, il de cuius riteneva di non condividere alcune scelte con i propri familiari o non riteneva necessario specificare alcune caratteristiche “tecniche” delle proprie operazioni finanziarie o immobiliari.

Quanto al punto b)

invece, capita assai spesso che gli eredi riferiscano l’esistenza di beni che, in realtà, non fanno parte dell’asse ereditario, o che siano convinti che il de cuius fosse proprietario di beni che, in realtà, non possedeva (capita assai spesso con i veicoli), o che certi immobili risultino, ad una indagine approfondita, cointestati con altri soggetti.

Come si fa, allora, a ricostruire correttamente l’asse ereditario anche per valutarne correttamente il valore ai fini del pagamento delle imposte o, semplicemente, per valutare 

la possibilità di accettare la successione?

Per prima cosa, è necessario abbandonare ogni pregiudizio e rendersi disponibili ad accettare ciò che le indagini dovessero svelare, per quanto inaspettato. Le sorprese, in questo genere di vicende, sono davvero dietro l’angolo.


Eccone alcuni esempi:


1. Per prima cosa, è necessario comunicare il decesso agli istituti di credito presso i quali gli eredi sanno che il de cuius aveva acceso rapporti. Conti correnti, conti titoli, cassette di sicurezza etc. Questa parte è la più semplice, perché l’istituto bancario o la posta non farà altro che comunicare gli importi a saldo dei vari rapporti ed estinguerli o trasferirli a favore degli aventi diritto una volta comunicata l’accettazione formale dell’eredità. Quanto alle cassette di sicurezza, l’apertura avverrà alla presenza del notaio che redigerà l’inventario dei beni presenti all’interno. Il de cuius potrebbe aver custodito in cassetta gioielli, orologi, documenti o titoli e persino…il proprio testamento.
2. Per verificare l’intestazione di autoveicoli è opportuno chiedere al PRA competente, una visura nominale. Da questa, emergono le auto intestate al nominativo riferito e la relativa targa. Capita spesso, infatti, che gli eredi siano convinti di ricevere in successione l’auto del padre per poi scoprire, in questa sede, che il veicolo è, in realtà, intestato alla madre ancora in vita.
3. La ricostruzione del complesso immobiliare è la parte, sicuramente più complicata: è indispensabile richiedere una visura catastale per capire quali e quanti immobili siano di proprietà del deceduto e per quale quota.
In questa sede si scoprono le realtà più varie: immobili cointestati, immobili in comproprietà fra decine di persone (che, magari, nemmeno il de cuius sapeva di avere), immobili situati in zone assai lontane da casa etc. Attenzione, per immobili non si intende solo abitazioni, ma anche, per esempio, zone boschive o prati o terreni agricoli. La presenza in assi ereditari di frazioni di prato o terreni boschivi dei quali nessuno era a conoscenza potrebbe derivare da precedenti successioni di avi residenti in regioni diverse o da precedenti espropriazioni di frazioni di terreni più grandi da parte delle amministrazioni. Il problema di questi appezzamenti, risultato di un puzzle storico spesso molto disordinato e costituito da pezzi che non si incastrano, è che non sono utili ai proprietari, non sono appetibili per il mercato e, spesso, non sono nemmeno vendibili. Ciò non di meno, costituiscono cespiti di valore immobiliare ai fini del calcolo delle imposte di successione.
4. Infine, sarebbe opportuno chiedere una verifica, all’apposito ente assicurativo, circa l’esistenza di assicurazioni sulla vita del de cuius: 1) se i beneficiari sono gli eredi, i proventi potrebbero servire per pagare tutte le spese ereditarie, ivi comprese le imposte. 2) se i beneficiari non sono gli eredi legittimi, i premi pagati in vita, potrebbero aver leso la legittima di spettanza degli stessi con obbligo in capo al beneficiario, di rimettere all’asse ereditario quanto pagato. Se l’assicurazione è a premio unico a riscatto del valore pagato, andrebbe conferito all’asse ereditario tutto quanto percepito dal beneficiario.


 

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Sull'autrice

AVV. FRANCESCA SALVIATO
Avvocato esercitante fra Varese e Busto Arsizio, ha accumulato esperienze in importanti studi legali e in aziende. Collabora tutt’ora con le cattedre di diritto privato dell’Università degli Studi dell’Insubria e dell’Università degli Studi di Milano.
Da alcuni anni ha fondato il suo studio legale e si occupa di tutela e trasmissione dei patrimoni familiari e delle piccole imprese fornendo consulenza a tutto tondo sulla gestione patrimoniale.

www.studiolegalesalviato.com

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